domenica 7 gennaio 2018

Diario dei piccoli piaceri della vita


07/01/18
Caro diario, 
negli inconsistenti pomeriggi invernali durante le vacanze natalizie, capita che mi conceda qualche piccolo svago che nel quotidiano trambusto di compiti e verifiche non riesce quasi mai a trovar spazio.

Qualche giorno fa splendeva nel cielo un Sole raggiante, così mia madre mi ha proposto di pulire i vetri di camera mia. Io, abbastanza controvoglia, ho quindi spalancato le finestre, permettendo alla luce di penetrare nella stanza e inondarla di calore. Dei cinguettii giunsero nitidi al mio udito, seguiti da frenetici battiti d’ali. L’Acero che da anni occupa il nostro giardino aveva ondeggiato bruscamente, liberando mille leggiadri passerotti che si diressero verso il sole, oscurandolo un poco. Un’ondata di vento mosse i miei capelli, ed era buffo pensare che fosse provocato dal quel fulmineo batter d’ali.

Sempre durante queste rare giornate raggianti, amo fare qualche passo per il centro. Una sensazione che non mi stancherò mai di definire una delle più inebrianti è quella di passare distrattamente davanti ad un fioraio e sentire un variopinto profumo floreale dalle tante sfumature che domina per qualche secondo l’aria che respiro.

Ahimè però non esistono solo le giornate di Sole, e in ogni caso anche queste sono destinate a scomparire nel buio che la sera porta con sé. Quando ciò accade, amo stendermi sul divano con una calda coperta sulle gambe e un buon libro tra le mani, accendere le luci dell’albero di Natale che si fondono con quella più decisa di un’ abatjour e spegnere tutte le altre. Se avessi l’occasione, l’ideale sarebbe di aggiungere la luce di un suggestivo camino dal lento focolare, ma si fa quel che si può. Dopodiché semplicemente leggo, suggestionata da un’atmosfera pacata e trascinata da parole potenti come onde dell’oceano. In questo ambiente, perché no, si può anche decidere di sfogliare qualche vecchio album di fotografie (quando ancora si facevano) e farsi inondare da una serena nostalgia fatta di lacrime, di sorrisi e di “ti ricordi quando…?”.

Aspettare l’autobus è un altro aspetto della vita che apprezzo quando sono in vacanza (un po’ meno nella vita frenetica di tutti i giorni). Non siamo più abituati ad aspettar niente, ed è bello perdersi nei pensieri, nelle occhiate distratte rivolte ai passanti, alle auto, alle case. E una volta saliti sull’autobus, dimenticare a casa le cuffie e lasciarsi trasportare dalla musica che passa in radio, qualsiasi stazione abbia scelto il conducente.

Infine, trovo che sia un piacere scrivere te, caro diario, che sei diventato un’abitudine, e si sa, delle abitudini è difficile fare a meno. È difficile fare a meno di te perché non posso stare un giorno senza scrivere nero su bianco ciò su cui rifletto, ciò che noto, ciò che faccio e mi rimane impresso per giorni e giorni. E soprattutto sei una buona abitudine, caro diario, sei genuino e stimolante, e ti ringrazio d’esserci sempre ad ascoltare i miei pensieri disordinati.

Sei un piccolo piacere della vita. Grazie.

Laura Gavioli


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