lunedì 8 gennaio 2018

Diario delle parti del corpo con cui sto bene, con cui sto male

Io e il mio corpo non abbiamo mai avuto un gran feeling. A 6 anni iniziai a giocare a calcio con tanto entusiasmo. Due settimane dopo smisi. Per colpa delle mie ingenue orecchie a sventola, le quali mi sono costate il soprannome di due dei miei cartoni animati preferiti: Mr.Bean e Dumbo.
Non ci avevo mai fatto caso fino a quel giorno. “Passala a Dumbo che è smarcato!”. Che ridere. All’inizio Dumbo non mi dispiaceva. Ma pensare che mi paragonassero all’interprete di Mr.Bean, Rowan Atkinson, non mi garbava più di tanto. Smesso con la scuola calcio mi cimentai col nuoto perché: “l’attività fisica è fondamentale per i bambini!”. A quell’età, non avevo amici oltre al mio vicino di casa. Neanche uno. Già ero molto introverso e diffidente da piccolo, in più, a ciò si sommava il non conoscer nessun mio coetaneo.
Sono sempre stato un pesce fuor d’acqua. Fino al corso di nuoto.
Mi piaceva molto questo gioco bagnato, ma non potevano mancare il solito paio di problemi.
Mi sono sempre vergognato molto del mio corpo. Anche da piccolo piccolo. Tutti i bambini erano pelle ossa mentre io avevo anche un po’ di ciccia. Almeno in piscina le orecchie non si notavano con la cuffia, ma non contento mi sentivo comunque molto stupido.
Non ero abituato a vedere altre persone vestite così poco e la cosa mi turbava. Forse perché a casa mia c’è sempre stato un forte senso del pudore. La cosa che più adoravo del corso di nuoto è che non dovevo interagire con i miei compagni. Amavo sentire le voci esigenti degli allenatori soffocate dall’acqua clorata nelle orecchie. Era come se il mondo si fermasse. Lo so è una frase fatta ma mi sentivo proprio così. Amavo così tanto quella sensazione che a casa cercavo di ricrearla: prima di entrare in doccia riempivo una bacinella d’acqua solo per immergerci la testa. Sarà che noi Pesci siamo più sensibili?


Leandro Moscol

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