Diario sull’adolescenza, e su chi non la capisce
Carissimo diario è da molto che non ti scrivo, ammetto che un po' mi sei mancato.
Sono molto pensierosa ultimamente quindi preghiamo insieme che mia madre non mi interrompa così provo a raccontarti tutto.
Prima di tutto, secondo te, è giusto che una ragazza di quindici anni sia costretta a vedere i propri genitori litigare continuamente? Sentire dalla stanza accanto che le persone che ti hanno messo al mondo si urlano contro e fanno tutto il contrario di quello che ti hanno insegnato? Perché è proprio così, ti insegnano il rispetto, e sono i primi a non rispettarsi, ti
insegnano a non fumare, a non bere, e sono i primi a farlo. Ed è per questo che più mi dicono di non fare qualcosa, più la faccio, anche se è sbagliata, e mi sento bene a farlo, mi sento fiera di me stessa a sbagliare di proposito, solo per non dargliela vinta.
E secondo te perché i miei genitori non hanno la minima idea di chi io sia veramente? Perché le uniche cose che vogliono sapere sono se a scuola vado bene, se ho fatto i compiti e se mi devono scarrozzare da qualche parte, non gli viene mai in mente di sapere come sta la loro figlia, perché l’unica cosa che conta è che loro vadano a lavorare, e che io non disturbi troppo.
Poi si chiedono come mai non mi faccio mai vedere, per quale motivo sono sempre fuori casa, beh fossi in loro qualche risposta me la darei.
Ovviamente tutto questo non vale solo per me, la maggior parte degli adolescenti cerca il più possibile di diventare quello che i genitori dicono di evitare, è un modo per fargli capire che i loro limiti, i loro impedimenti, quello che dicono di fare o meno non ci aiutano, ci spingono a ribellarci.
Noi ragazzi siamo costretti a vivere comandati da persone che l’adolescenza l’hanno già vissuta. Quindi ci danno regole su regole, magari per non farci commettere gli errori che hanno fatto loro. Ma noi come facciamo a crescere, a capire se una cosa è giusta o sbagliata se non la facciamo? Gli anni dell’adolescenza sono importanti, è proprio in questi che abbiamo le nostre “prime volte”, in tutti gli ambiti.
E così siamo costretti a nascondere le cose, perché i genitori preferirebbero che noi arrivassimo a quaranta, cinquanta anni, ed essere dei manichini ritardati che non hanno mai sbagliato niente, anzi, che non hanno mai capito niente.
Con questo ho finito, sono consapevole del fatto che tra un po’ di anni mi sarò pentita di aver anche solo pensato queste cose ma ora come ora sono felice di essermi finalmente aperta, ne avevo bisogno.
ANONYMOUS
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