Intervistatore: Mario, è un grande onore averti qua; direi di iniziare con la domanda forse più importante. Come l'hai presa quando, dopo essere stato rifiutato nel 120 a.C., sei stato eletto tribuno della plebe?
Mario: non mi fossi mai immaginato di diventare un tribuno perché i nobili minacciavano i poveri per manovrare i loro voti. In realtà, nonostante era stata una bella esperienza, riconosco che è stato un incarico difficile da gestire. Dopo che ho sconfiggiuto Giugurta, infatti, ho dovuto riformare l'esercito e creare una maggiore coesione tra le truppe. In altre parole ho reso la coscrizione su base volontaria e ho deciso di pagare i miei soldati, cioè gli Italici e i nullatenenti, con il soldo. Ho conseguito varie vittorie come quella sui Cimbri e sui Teutoni ad Arausio. Voglio sapere una cosa: i miei sforzi sono serviti? L'Italia oggi ha un meglio esercito?
I: beh, in seguito alla prima e alla seconda guerra mondiale l'esercito italiano ha ricevuto un notevole indebolimento, tuttavia il servizio militare non è di leva e i soldati sono discretamente forti. Passiamo alla prossima domanda: come è stato essere console di Roma per sette volte?
M: allora, cioè, diciamo che nel 108, quando decidessi di candidarmi, non pensasto mai di poterlo fare sette volte. Metallo provò a convincermi che era troppo presto ma non gli ho dato ascolto, e tutto sommato ho fatto bene. Sono stati sette anni difficili, ma tornerebbi indietro senza pensarci due volte.
I: potresti spiegarmi la causa della guerra civile durante i tuoi anni di consolato?
M: beh, tutto accadere quando ho accettato la legge di Saturnino, il nuovo tribuno della plebe. Promettessi quindi nuove terre ai veterani e ...boom! la guerra civile. Sono dovuto scappare in Oriente ma poi sono tornato a Roma. Sono stato eleggiamo per la settima volta e, per dirla tutta, ho fatto male a tornare.
I: un'ultima cosa, Mario: è vero che non ha mai studiato greco?
M: sì, è vero. Mi sono sempre rifiutato senza avere motivi più migliori e, a distanza di anni, me ne pento assai.
I: Mario, grazie per aver partecipato all'intervista! Sai che somigli a Giulio Cesare?
M: "Giulio Cesare chi???"
I: no, va beh, lascia stare. Questa è un'altra storia!

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